lunedì 28 marzo 2011

ACLI PAPA GIOVANNII XXIII

Solo per oggi
cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta.

Solo per oggi
avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi,  non criticherò nessuno, non cercherò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.

Solo per oggi
sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

Solo per oggi
mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino ai miei desideri.

Solo per oggi
dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio,
ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo,  così il silenzio e l’ascolto sono necessari alla vita dell’anima.

Solo per oggi,
compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.

Solo per oggi
mi farò un programma: forse non lo seguirò perfettamente, ma lo farò.  E mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.

Solo per oggi
saprò dal profondo del cuore, nonostante le apparenze, che l’esistenza si prende cura di me come nessun altro al mondo.

Solo per oggi
non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere nell’Amore.

Posso ben fare per 12 ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare tutta la vita.

SPESE MEDICHE CHE DANNO DIRITTO ALLA DETRAZIONE.

Le spese mediche sostenute nell’interesse dei figli a carico vanno detratte dai genitori secondo le seguenti regole:
  1. se il documento è intestato al figlio, i genitori, in via generale, possono detrarre la spesa in misura del 50% ciascuno. Qualora la spesa sia stata sopportata in misura differente dal 50% si terrà conto della diversa misura previa annotazione della percentuale sul documento di spesa;
  2. Se il documento di spesa è, invece, intestato ad uno solo dei genitori la detrazione compete a quest’ultimo per l’intero ammontare.
È il caso di sottolineare che la scelta effettuata dai genitori per ripartire la detrazione per i figli a carico non influenza la scelta per ripartire le spese per oneri sostenuti per conto dei figli (per es. i genitori possono ripartire al 50% la detrazione per i figli e uno dei genitori può detrarre al 100% la spesa laddove ne ricorrono i presupposti).
Si evidenzia, inoltre, che le medesime regole valgono nel caso degli altri familiari fiscalmente a carico indicati nell’art. 433 del codice civile.
Sono considerate spese mediche generiche:
  1. le prestazioni rese da un medico “generico” vale a dire non specializzato;
  2. le prestazioni rese da un medico specializzato in una branca diversa da quella della propria specializzazione;
  3. le spese per l’acquisto dei prodotti medicinali e omeopatici.
È necessario porre la dovuta attenzione al contenuto degli scontrini in quanto dal primo gennaio 2010, in luogo della denominazione commerciale del medicinale, su indicazione del Garante della Privacy, deve essere riportato il codice alfanumerico di autorizzazione di immissione al commercio (codice AIC).
Attenzione:
  1. la detrazione non compete per l’acquisto dei cosiddetti parafarmaci o per l’acquisto di integratori alimentari anche se prescritti dal medico;
  2. non sono detraibili i prodotti curativi naturali anche se l’acquisto è avvenuto in farmacia;
  3. sono detraibili i medicinali da banco anche se non acquistati in farmacia purché lo scontrino riporti tutti gli elementi previsti (quantità, natura, Codice AIC e codice fiscale del destinatario);
  4. non è necessario conservare copia della prescrizione medica o della ricetta rilasciata dal medico in quanto lo scontrino fiscale contiene tutti gli elementi obbligatori che danno diritto alla detrazione;
  5. con riferimento alla natura del farmaco l’Agenzia delle entrate ha chiarito che la detrazione compete nel caso sia indicato farmaco, OTC (medicinale da banco), SOP (senza obbligo di prescrizione), omeopatico, automedicazione, fascia C, galenico, magistrale, etico, ticket.
Le prestazioni specialistiche sono quelle rese da un medico specialista nell’ambito della propria specializzazione e comprendono una vasta gamma di servizi, terapie, prestazioni specialistiche ed esami di laboratorio..
È opportuno analizzare le spese mediche specialistiche sostenute tenendo conto che:
  1. le spese per cure termali sono detraibili a condizione che la terapia sia prescritta da un medico;
  2. le spese per prestazioni odontoiatriche sono detraibile purché la fattura riporti dettagliatamente le prestazioni rese (da evitare le descrizioni generiche es. ciclo di cure odontoiatriche). Sono escluse le spese odontoiatriche sostenute per fini puramente estetici;
  3. sono detraibili le spese sostenute per l’acquisto e l’affitto di protesi sanitarie dentarie, fonetiche e oculistiche (compresi lenti e liquidi per la loro pulizia). In tale voce sono compresi gli arti artificiali, gli apparecchi per fratture, gli apparecchi ortopedici nonché le poltrone ed attrezzature simili per invalidi dotati di meccanismi atti a facilitarne il movimento;
  4. in presenza di prescrizione medica sono ammesse le spese per prestazioni rese da dietisti e chiropratici, nonché spese per elettroterapia analgesica, laserterapia, ionoforesi, visite di podologia, fisioterapia e logopedia;
  5. non è mai ammessa la detrazione, perché non si tratta di prestazioni mediche, delle spese per prestazioni rese da naturopati, iridologi e riflessologi nonché per i massaggi shiatsu;
  6. Anche se prescritte da un medico, perché non si tratta di prodotti medicinali, non sono detraibili le spese per l’acquisto di latte artificiale per neonati, di prodotti detergenti per soggetti con allergie, di prodotti alimentari per soggetti con determinate allergie.
Le spese mediche danno diritto ad una detrazione nella misura del 19% dell’ammontare totale della spesa sostenuta nell’anno d’imposta per la parte che eccede Euro 129,11.
Nel caso in cui l’ammontare della spesa sia superiore a Euro 15.493,71 è possibile ripartire la detrazione in quattro quote annuali di pari importo. Generalmente, la scelta di rateizzare l’importo in quattro rate viene effettuata dal contribuente nel caso di incapienza dell’imposta per l’anno in cui si riferisce la spesa. 
 Gli scontrini vanno conservati per 5 anni. È bene conservarli al riparo dalla luce, perché non si scolorino. Una misura di sicurezza, in tal senso, può essere quella di conservarne anche una fotocopia. Meglio ancora è digitalizzare con lo scanner gli scontrini, alla fine dell'anno, e conservare il file su internet. Un modo per farlo è spedirselo su un account di posta di quelli che si leggono sul web, tipo la Gmail. Oppure caricarlo su un servizio di archiviazione tipo Google Documenti o DropBox.

PICCOLO FRAMMENTO DI PIETRA

Ad un sassolino ho chiesto,
allor che stava in riva al mare:
___ Come mai sei finito quì? ___
___ Mi trovi strappato appena desto
da natura senza nulla poter fare
ed or mi trovo col pensiero lì
dove riposa la mia mamma
che al mio dolor s'infiamma ___,
Questo è il destino, anch'ìo mi dico:
ognuno si consuma a poco a poco
come fa per tempo il baldanzoso fuoco
come fa l'età col suo cuore amico.
Lina Clorofilla

LU LABBRU

Dimmi, dimmi, apuzza nica
Unni vai cussì matinu?
Nun c'è cima chi arrussica
Di lu munti a nui vicinu: 
Trema ancora, ancora luci
La ruggiada 'ntra li prati,
Dun'accura nun ti arruci
L'ali d'oru dilicati!


Li ciuriddi durmigghiusi
'Ntra li virdi soi buttuni
Stannu ancora stritti e chiusi
Cu li testi a pinnuluni.
Ma l'aluzza s'affatica!
Ma tu voli e fai caminu!
Dimmi, dimmi, apuzza nica,
Unni vai cussì matinu?
 
Cerchi meli? E s'iddu è chissu
Chiudi l'ali e 'un ti straccari,
Ti lu 'nsignu un locu fissu
Unn'hai sempri chi sucari
Lu canusci lu miu amuri,
Nici mia di l'occhi beddi?
'Ntra ddi labbra c'è un sapuri,
'Na ducizza chi mai speddi
'Ntra lu labbru culuritu
Di lu caru amatu beni
C'è lu meli chiù squisitu...
Suca, sucalu, ca veni.
Ddà ci misi lu Piaciri
Lu sò nidu 'ncilippatu
Pri adiscari, pri rapiri
Ogni cori dilicatu.
A lu munnu 'un si pò dari
Una sorti chiù felici,
Chi vasari, chi sucari
Li labbruzzi a la mia Nici.

OK

Durante la guerra di secessione, quando le truppe tornavano agli accampamenti dopo una battaglia, veniva scritto su una lavagna il numero dei soldati caduti; se non c'erano state perdite, si scriveva "0 killed", da cui l'espressione OK nel senso di "tutto bene".

LU DUTTURI E LU LAGNUSU

Un dutturi ci rissi a lu lagnusu,
chi d'iddu si facia visitari,
 lu mali chi tu hai è piriculusu
e miricina 'un si  nni pò truvari.
Tu nun poi fari sirvizzu ravusu,
capisciu chi ti piaci arripusari,
la natura ti fici difittusu,
la terra è vascia e 'un ti poi calari.
Taliannulu ci rissi risulutu:
 Pi lu to mali 'un poi aviri aiutu!
Fontana  Antonino

SPAGHETTINI AGLIO, OLIO E ACCIUGHE

INGREDIENTI
300 g pasta tipo spaghettini
4 cucchiai olio d'oliva extra vergine
1 spicchio aglio
3 acciughe sotto sale
1 panino raffermo piccolo
1 cucchiaio prezzemolo tritato
1 peperoncino
sale
PREPARAZIONE
Fate scaldare l'olio in un tegame con uno spicchio d'aglio pestato e un peperoncino; eliminateli dopo alcuni minuti, quando avranno ceduto il loro aroma.
Pulite i filetti d'acciughe, uniteli al soffritto e riduceteli in crema spappolandoli con un cucchiaio di legno.
Aggiungete la mollica sbriciolata del panino raffermo e il prezzemolo finemente tritato.
Abbassate la fiamma al minimo e continuate la cottura mescolando sino a quando la salsa tenderà ad asciugare.
Nel frattempo cuocete gli spaghettini in acqua bollente salata, scolateli al dente come di consueto e conditeli con il soffritto ben caldo

A LA ME TERRA

Sicilia bedda mia, terra di ciuri,
si di lu cori meu la patria amata,
di barbari e guerrieri di valuri,
fusti di tanti lotti 'nsanguinata,
divastaru la funti di l'amuri,
cu la so' tirannia  spegiudicata,
tu ch'hai suffertu tantu 'stu duluri,
meriti tantu d'essiri onurata.

Di li to' figghi, chi cu tantu arduri,
fusti cu sangu e ferru riscattata,
pi li jardini toi di rosi e ciuri,
ristirai in eternu 'nprufumata.
Jo sugnu ccà cu tia, pi farti onuri,
'nmezzu 'sta terra ch'è tantu affuddata,
speru c'unn'haiu fattu granni erruri,
e la me' puisia fussi apprizzata.

La lassu nni 'stu munnu pi memoria,
pi dari a la me' terra onuri e gloria.
FONTANA  ANTONINO

CHI BEDDI TAGGHIARINI

Chi beddi tagghiarini
e chi lasagni;
stisi a li canni
parinu vuleri!
Allegru canta
u scrusciu di cucchiari,
quannu torna lu patri
versu sira.

Fumia lu piattu.
La casuzza è chiusa.
lu ventu tuppulia
comu  patruni.
La stanga appuntiddata
metti forza.

Abbaia lu cani
supra lu scaluni,
talia la luna
chi lu fa arrabbiari.
La porta trangulia
sulu pi ghiocu
e 'nsunnacchiata,
pari c'anninnia!
Maria Favuzza

SI SI SUSISSI


Si si susissi, dicu pi miraculu,
lu fanfaruni Don Turi pussidenti,
mortu versu li primi di stu seculu,
( saluti sia a tutti li prisenti )
picciotti, vi giuru chi cripassi
senza diri ne zichiti nè piu.

Li casi di lu feu petra su petra
caderu a pezzi, 'mmezzu a la campagna.
Di mannara, di vecchi, porci e agneddi
resta a vardari sula la muntagna,
disulata di scrusciu di campani.

Lu trappitu, la mola, lu piluni,
la stanga di lu sceccu 'nta la via,
ha persu 'nta lu tempu forza e vita,
e sulu lu ricordu tampasia.

Un pezzu di parmentu pinnulia,
'nta lu cannolu ci ridi lu suli,
lu 'mmernu l'acqua scinni, ucciulia,
la terra vivi, nascinu li ciuri
c'abbrazzanu li spini 'mbriacati.

Dunn'è l'aratu, dunni la cucchitta,
la zappa, li vamperi, la rasola,
la favuci, la liama, la timugna,
lu crivu d'occhiu cu la peddi nova
appisu a lu tripporu 'nta lu suli?

Persa la pala, persu lu rasteddu,
friddu lu furnu sbadigghia scuntentu,
li cianchi aperti, invalidu, malatu,
talia li spini e nun si pò scardari.
MARIA FAVUZZA

A SAN GIUSEPPE

Quannu chiovi nni la  notti scura
e si ràpinu li catarratti di lu celu,
tannu trema ogni criatura
chi cadinu abissi di lu celu.

Mentri chi lu mari è timpistusu
e la timpesta cchiù metti a 'ncarmari,
si vota lu marinaru cunfusu:
-San Gisippuzzu m'aviti aiutari-.

Nta ddu frattempu si carma lu mari;
l'affrittu marinaru cogghi ciatu,
l'occhi a l'atru latu va pi vutari:
- San Gisippuzzu sia ludatu- !

E nui chi semu nta stu munnu 'ngratu,
nta stu munnu di lagrimi e suspiri,
cu pigghia a San Giseppi p'avvucatu,
cu pigghia a San Giseppi nun po' piriri.

lunedì 21 marzo 2011

LE ORIGINE DEL GIOCO DEL LOTTO

Nel lontano sedicesimo secolo a Genova si soleva estrarre a sorte da un’urna i nomi dei cinque notabili che avrebbero governato la città nei sei mesi successivi; i Genovesi attendevano con ansia l’estrazione, che si teneva due volte l’anno, sia per il naturale gradimento personale verso un papabile anziché un altro, per cui si sperava che venisse estratto proprio il nome più gradito, ma anche perché a tutti era consentito scommettere sui candidati estratti a sorte con premi sempre crescenti secondo la quantità di nomi indovinati. In altre Città-Stato della Penisola si tentò di importare questo tipo di scommessa senza grande successo, tranne che a Napoli ove il modello Genovese fu trasformato ed adattato, con novanta numeri imbussolati in un’urna da cui ne venivano estratti cinque per ogni estrazione. Nel 1682 nella città partenopea si diede corso ad estrazioni mensili, e fu quello il primo passo del Lotto nella forma che oggi conosciamo; dal 1817 le estrazioni divennero settimanali.
Il popolo Napoletano mostrò enorme gradimento per questa forma di gioco e, dando sfogo a tutta la propria ridondante fantasia, creò modelli di gioco imperniati su antiche credenze popolari: a ciascun numero fu attribuito un significato e perfino un’anima ponendo le basi del mito della Cabala e della Smorfia.
Subito dopo l’unità d’Italia, nel 1871, dentro il neonato Regno dominato dai Savoia, l’esempio partenopeo fece scuola ed il Gioco fu istituzionalizzato con la creazione di altre sei Ruote, oltre Napoli, cioè Firenze, Milano, Palermo, Roma, Torino e Venezia; successivamente (1874) fu istituita la Ruota di Bari ed infine le Ruote di Cagliari e Genova (1939). Il modello di gioco dei Napoletani, basato su Cabala e Smorfia fu, in pratica, esportato ovunque. Solo col nuovo secolo alcuni studiosi iniziarono a riesaminare il tutto dal punto di vista scientifico: occorrerà, però, attendere il 1938 perché l’ing. Samaritani pubblichi lo stupendo trattato “Teoria dei ritardi” in cui si delinea, per la prima volta e finalmente, una impostazione rigidamente scientifica di questo gioco con formule matematiche che consentono di individuare i limiti teorici dei ritardi delle varie combinazioni possibili.
   Da allora i passi compiuti sono stati giganteschi grazie ai tanti studiosi che hanno contribuito a spostare molto più avanti i confini delle cognizioni teoriche e delle applicazioni pratiche nel Lotto; solo un aspetto resta immutato: questo era e resta il Principe dei giochi nonostante i mille tentativi di altre lotterie, tutti falliti, di scalzarlo dalle simpatie o, meglio, dalla vera e propria passione che ha suscitato e suscita nella moltitudine dei giocatori!

lunedì 14 marzo 2011

L'ANZIANO OGGI

Dall’esame dell’esistente emerge che il mondo della terza età è complesso e variegato. Nella fascia dei soggetti che potremo definire di età adulta più elevata c’è oggi, rispetto al passato, un minor tasso di attività, che è derivato dal vecchio sistema pensionistico e dall’estensione delle pensioni di anzianità, che fino a poco tempo fa prescindevano dall’età anagrafica e si basavano solo sull’anzianità contributiva.  Basti pensare infatti che coloro che si sono inseriti nel mercato del lavoro intorno a 20 anni hanno raggiunto i 35 anni di contribuzione, previsti per il conseguimento della pensione, intorno ai 50-55 anni, anticipando a tale età l’uscita dal mercato del lavoro. In seguito al passaggio da una economia di tipo agricolo, in cui l’anziano deteneva il potere effettivo, ad una di tipo industriale o addirittura post-industriale, in cui il potere è detenuto da chi produce il reddito, l’anziano e chi è fuori dal mercato del lavoro é stato emarginato e reso anche psicologicamente dipendente da chi lavora e tale situazione si è progressivamente aggravata con l’invecchiamento della popolazione. Si pone allora il problema di ridare la dovuta importanza a costoro, per esempio, attraverso inserimenti in nuove strutture di carattere sociale, che possano restituire il ruolo che a loro compete, rendendoli soggetti di grande utilità sociale come protagonisti attivi e non solo come fruitori passivi di iniziative, anche se positive, come l’università della terza età.  Se poi estendiamo il discorso anche all’altra fascia d’età che comprende i più anziani, bisogna considerare che per la prima volta nella storia dell’umanità l’individuo non ha demandato al giovane il suo sostentamento da anziano, ma si è costruito nella sua vita attiva delle forme di assistenza attraverso la pensione. Gli anziani più ricchi infatti possono “terziarizzare” le proprie necessità con il ricorso a delle persone per lo più straniere, per le quali non a caso è stato coniato il neologismo di “badanti”. Il problema però si presenta per la maggior parte delle persone, che per le varie congiunture economiche si sono visti diminuire il valore della propria pensione in termini di potere di acquisto. D’altra parte in una famiglia di tipo patriarcale poteva essere suddivisa l’assistenza all’anziano fra i numerosi componenti, oggi invece il nucleo familiare si è notevolmente ridotto ed è costretto anche in spazi abitativi sempre più esigui. Per questo motivo è necessario che la struttura pubblica ed in primis la Regione, come ente locale ed autonomo, assista queste famiglie, sia economicamente, nel caso di necessità, sia attraverso supporti di tipo specialistico, per esempio medico-infermieristico, sia attraverso una detassazione, perché sia garantita all’anziano la permanenza nelle mura domestiche, circondato dall’affetto dei propri cari, piuttosto che essere ricoverato in apposite strutture. Qualcosa è già stato fatto in proposito, ma molto rimane ancora da fare, sia sul piano della prassi, sia in termini di sensibilità e di percezione del problema. Basti pensare per esempio che i medicinali per la cura e la prevenzione dell’osteoporosi, che, come si sa, è una malattia che colpisce soprattutto gli anziani e che, se non curata, comporta una grave invalidità, non sono dispensati dal sistema sanitario, neppure a coloro con rischio conclamato, se non ad una piccolissima categoria di persone. Tra l’altro, al di là del dolore e della sofferenza umana, si rivela una scelta miope anche sul piano economico, in quanto non si considerano i costi, in caso di frattura, per far fronte ad un intervento, al periodo di ospedalizzazione e di conseguenteriabilitazione.
Prof.ssa Noemi Di Gioia.

DICIANNOVE MARZO

Li pisciteddi su’ nta li bicchera

E vannu firriannu su pi l’acqua chiara.
Chiara fu Maria cu un fici arruri,
li Turchi ci la persiru la fidi.

E morsi ‘ncruci lu nostru Signuri
La seggia ‘mparaddisu n’ava a sarvari.
Cu ben affettu  la taliu sta cena
Chi c’esti fattu lu suli e la luna,

c’è fatta la sfera, la lancia e li tri chiova,
c’è fatta nsina la racina.

Li furficicchi sunnu a cantunera,
e sunnu di Maria nostra suvrana.
Guardu lu quadru e taliu sta cena
 e viu quantu stenti ha fattu la patruna.

San Giusippuzzu n’arrenni un tributu
‘ncelu n’a spetta lu celu biatu.
Maria Santa si vota ‘ncummittu
San Giusippuzzu ni facia l’affettu.

Vinni lu jornu di la to santa amata
Picchi tu palli cu ssa lingua sciota,
Maria di San Giuseppi fu onurata
Dintra  ‘nna rutticedda fu arricota.

Lu diciannove di marzu è la jurnata
Ognunu ‘mmita a San Giuseppi e nota,
Nutati piccatura all’atra vita
Passannu gia sta vita travagghiata.
O Patriarca di lu paraddisu
Summu fatturi e patri gluriusu,
specchiu di santità, allegru visu,
patri di tutti nui, patri amurusu.
Patri supremu di bontà e di cori,
arrimuddati li cori cchiu duri,
Patri, li vostri grazii quantu foru!
Facitici allustru dunni fa lu scuru.
Patri chi alluminastivu lu munnu,
vui siti patri di lu verbu eternu;
gluriusu comu a vui ‘un ci nni sunnu,
libiratini di  ‘peni e di li ‘nfernu.
Quantu duttura, principi e regnanti,
conti baruna e puru imperatura,
preanu stu santu di li santi,
chi l’annu elettu poi pi protettori.

Tutti facemu nna festa galanti,
prucissioni e autri complimenti,
‘nta lu misi di marzu  ci nn’è tanti
Chi fannu stu cunvitu a tri nnuccenti.
A San Giuseppi ‘nvitamu cuntenti,
ch’è patri d’amuri filicissimu,
damucci tutti lu cori e lamenti,
chi priassi pi nui l’Onnipontenti.
Quannu è l’ura di muriri,
tutti l’annu allassari li dinari,
i pompi , li spassi e li piaciri,
e la superbia s’avi a carmari.

Nun c’è avvucati ne presidenti,
e mancu dinari ‘nte portafogghi,
mori lu riccu e lu putenti,
tutti l’hannu a lassari stu munnu di ‘mbrogghi.
L’avaru chi dinari sempri cogghi,
cridennusi lu munnu   accattari,
a iddu chi s’avia misu cogghi cogghi
veni l’a morti e ci li fa lassari.

Mentri semu a stu munnu passeggeri,
a San Giuseppi avemu a ‘nvitari.
Cu ‘nvita a San Giuseppe vulinteri,
San Giusippuzzu, l’aviti aiutari.
Tri pirsuni divini e un sulu Diu,
Spiritu Santu a tutti illuminati,
e a la fini di la morti sia
Viva Gesù Giuseppei e Maria.
ANONIMO

LACTARIUS DELICIOSUS


Fungo di buona appetibilità specialmente se cotto a fuoco vivo.
Ø  Habitat .       Predilige i terreni calcarei dei boschi di conifere, soprattutto di pini ed in genere si presenta in gruppi.
Ø  Cappello:      Di discrete dimensioni, affossato al centro, presenta un bel color rossiccio più intenso al centro; una volta raggiunta la maturità, la cuticola che lo ricopre assume una consistenza < umidiccia >.
Ø  Lamelle:         Generalmente di colore più chiaro di quello del cappello,sono più tosto fragili e di numero elevato.
Ø  Gambo:          Corto, cilindrico dalla consistenza prima piena, poi cava.
Ø  Carne:            Bianca, decisamente dura, se esposta all’aria vira verso il verde per poi tornare al colore originario.
Ø  Spore:             Bianche o di colore giallo chiaro.
Ø  Odore:             Nettamente acido.
Ø  Sapore             Acre quello della carne, tenue quello del lattice.

LA QUASETTA

La ‘gna Filippa, all’occhiu di lu suli
Situa  a la megghiu la so siggitedda.
Lu ghiumazzeddu di stuppa accarizia,
lu spruvulazza cu na’ naticatedda.
S’assetta. Pigghia l’occhiali………
(Un lazzu avi o’  postu di stanghetti)
Lu trasi su misura di la testa
Supra lu fazzulettu a mirriuni.
Lu cannistreddu è chinu di sirvizzu.
Li busi sunnu misi a circulettu,
una è appuntata nta’ lu mazzareddu.
L’attusu adocchia l’agghiommaru tunnu
E cu l’unghidda stravulia lu filu.
Suspira e accumencia la jurnata.
Ticchiti, ticchiti, li busi chiacchiarianu ….
Scinninu punta, agghiuttinu cuttuni.
E gira e cancia busi ogni passata.
A spannu a spannu crisci la quasetta.
Maria Favuzza


IN ONORE DI SAN GIUSEPPE


Oh, San Giuseppe Tu che sei il Papà di tutti i papà,
a Te mi affido per ogni mia vicissitudine
alla Tua bontà e grazia, schiacciando via l’inquietudine
Tu che Sei per tutti noi esempio di Famiglia,
Maestro della vita e della rettitudine,
preciso riferimento di sicurezza e beatitudine
Hai salvato il nostro Signore Gesù Cristo
dalla terribile persecuzione d’Erode,
come uno scudo, con protezione e amore
e tanto tanto calore.
Di fronte alle insidie del mondo
Tu come nostro protettore e avvocato
Sei sempre ricordato ed evocato.
Antonino Causi – Palermo.